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Ciellino FAQ (un primo tentativo)Da piccolo mi dicevo che da grande sarei stato radiocronista (sai che vantaggio: gustarti le partite, commentarle agli altri ed essere addirittura stipendiato). Da grande mi ritrovo un blog dove mi professo “interista non praticante”.
Cosa cercano quelli che Google mi fa piovere su questo blog? Vediamo un po' tra questi ultimi giorni...
A morte i ciellini, come eliminare i ciellini dall'università, come evitare i ciellini (e numerose altre espressioni minacciose in tema: distruggere CL, togliere di mezzo i ciellini, come non diventare ciellino): è la ricerca tipica dell'universitario sfigato (cioè sinistrorso). Accusa CL di “fare politica”, cioè di vincere le elezioni lasciando alle sinistre percentuali vergognose (in effetti all'università normalmente esistono solo due vere presenze: la sinistra e CL; la sinistra è specializzata in proteste, populismi, manifestazioni, sudditanza politica, demagogie, mentre CL - che non è né l'antisinistra né la destra né un partito politico - è specializzata nel prendere sul serio le cose della vita). All'università le altre formazioni politiche quasi non esistono (a suo tempo immaginavo che fossero pagate dall'ente turistico locale, come parte del folklore).
Blog della ciellina, assassinio ciellina, cosa significa ciellina, chi sono i ciellini e altre espressioni di curiosità più o meno violenta. In poche parole: se all'università incontri una bella universitaria, con buona probabilità è ciellina. Come? Non sai cosa significa “ciellina”? Ma fatti aiutare dal tuo migliore amico (cioè Google). Così, scartabellando tra siti ciellini, blog ciellini, ed irriferibili insulti indirizzati ai ciellini scoprirai che... che i “ciellini” sono dei cristiani come tutti gli altri e che condividono l'esperienza ecclesiale di Comunione e Liberazione (CL). Vuol dire che in tale ambiente abbiamo incontrato gente sana di mente, gente per la quale la fede non è un intruglio fumoso e insulso da riservare ai momenti di solitudine e disperazione, tanto meno di passatempo o distrazione, ma qualcosa che rende più umana la vita. Provare per credere (lo dico anche se so bene che quando si tratta di provare una velenosa droga son tutti disposti anche a fare la fila ma quando si tratta di verificare di persona se CL è una cosa buona per la propria vita, scappano neanche fossero Cangrande della Scala inseguito da Castruccio Castracani).
Appunti esercizi Comunione e Liberazione, volantone, eccetera: queste sono le ricerche di gente del movimento che non si contenta di quanto pubblicato dal sito web ufficiale e dal sito di Tracce e dal sito web della Fraternità. Poi vedono che questo blog si chiama “ciellino” e lo gratificano di una cliccata (sforzo muscolare titanico). Quindi, rendendosi conto di non trovarsi di fronte allo stereotipo del blog ciellino, buona parte di loro abbandona subito con espressione di disgusto (cosa c'entra questo con CL!? E questo, allora?!) qualcuno abbandona dopo aver letto tre righe o meno (sapete, leggere stanca, specialmente quando si tratta delle lamentele di uno sconosciuto).
Battesimo madrina cresima veloce: questa (e le altre ricerche simili: come fare la cresima veloce) è un super-classico di questo blog. Ho già raccontato di come ho ideato un corso di cresima veloce e rapido. Il sacramento della confermazione (o “cresima”) dovrebbe essere preso sul serio, come qualsiasi altro sacramento. “Confermazione” della fede, conferma deliberata e convinta: ed è un sacramento che pone i fondamenti della vita cristiana! Invece c'è in giro una folla di frettolosi che non vedono l'ora di produrre un certificato di cresima allo scopo di effettuare altre operazioni (matrimoni, madrine di battesimo, eccetera). Quanta più fretta hanno di concludere rapidamente l'operazione “cresima”, tanto più vanno presi per il sedere: infatti è alquanto peccaminoso il collaborare con chi vuole farsi beffe dei sacramenti (anche se invocasse una “oggettiva necessità” che è in realtà solo quella di far velocemente bella figura senza faticare). Per costoro occorre ricordare la parabola delle vergini stolte, con un pizzico di pepe (per esempio si può raccontare che il padrone di casa sente bussare e, senza aprire la porta, dice: “No Cresima? No Party! non pretenderete di venir qui all'ultimo momento con un certificato di cresima rimediato in fretta e furia al supermarket dei sacramenti farlocchi, eh!?) Luna di miele e ricevimento vengono organizzati con solertissimo anticipo... e all'ultimo momento ci si accorge che nella lista delle cartacce burocratiche manca il certificato di cresima. Presto, san Google, aiutami tu! Corso di cresima veloce e rapido! Son disposto perfino a pagare una decina di euro, purché in una o due ore al massimo si risolva l'inconveniente! Risposta di san Google: clicca sul blog ciellino”.
Sezione cruciverba: interrogano Google e cliccano qui per sapere... - anno di passaggio dalla messa in latino all'italiano: avvento 1969
- abbonamento Piccole Tracce: cliccare su www.PiccoleTracce.it
- “intervista col diavolo” edizioni Paoline: l'ho letto e poi l'ho restituito al legittimo proprietario
- “successore di Tettamanzi”: lo sa solo il Papa (e Tettamanzi non andrà via tanto presto), mai fidarsi delle voci di corridoio dei sedicenti ben informati
- “barzellette sui ciellini”: ne potrei raccontare tante, ma la morale è sempre la stessa, cioè il ciellino è più attento alla realtà mentre gli altri personaggi vengono buggerati dai loro sogni.
Etichette: me (13.7.09) Appunti per un post su PaperopoliPiuttosto, pensavo che si potrebbe fare al contrario: un parallelo (irriverente) a proposito della società di oggi e del suo rapporto con la Chiesa (parallelo irriverente per i personaggi disneyani italiani).
Zio Paperone è tanto ricco quanto avaro. No, non è semplicemente “avaro”, non è banalmente avarizia: è proprio micragnoso, di quelli che combattono all'ultima stilla di sangue pur di risparmiare un decino o un centesimo.
L'avaro per eccellenza è intelligente, segue un piano, sa misurare e sa reagire in proporzione (per cui per garantirsi mille monete non userà la stessa quantità di salute e pazienza che per salvarne dieci).
Il micragnoso è un idolatra convinto, sentimentale, irrazionale. L'avaro è un idolatra razionale. Perciò si può dire che zio Paperone non è banalmente avaro: è proprio micragnoso.
Zio Paperone ha un “deposito” zeppo di soldi (più monete che banconote), nei quali ama nuotare e trastullarsi. La permanenza di quei soldi nel deposito è il fine ultimo della sua vita. Potrebbe investirli allo scopo di moltiplicarli: non lo fa (le sue avventure a caccia di ricchezze non implicano mai l'investire almeno parte del contenuto del deposito).
Un avaro è capace di investire, un micragnoso no. L'avaro, per quanto detestabile, è intelligente, è risoluto. L'avaro detesta rischiare, ma è capace di farlo se intuisce una contropartita che lo arricchirebbe di più. Rockerduck potrebbe forse essere qualificato come avaro piuttosto che micragnoso, sebbene lo scopo della sua vita sembra piuttosto essere il superare il suo eterno rivale sul suo stesso terreno (più “invidioso” che “avaro”).
Un personaggio più normale è Paperino. Limiti e difetti, sì - talvolta perfino micragnoso - ma passeggeri. Paperino non è posseduto dal denaro. Ne è schiavo a causa delle circostanze. Perennemente in bolletta, spesso punito, spessissimo sfruttato. Micragnoso nel suo piccolo, ma non abbastanza ricco da avere la stessa irredimibile attitudine dello zio.
Qui, Quo e Qua considerano il denaro uno strumento. Eventualmente accumulano per un fine - anche se talvolta imprecisato.
Etichette: parrocchia (12.7.09) I manga, la morale e la decadenzaUn caro amico mi dice che guardare il Giappone attraverso gli anime e manga è come guardare l'Italia attraverso le pagine dei giornaletti scandalistici e semipornografici nostrani.
Mi dice che un giapponese serio detesta quella roba, considerandola volgare e in qualche modo “impura” (non è necessario essere cattolici per avere idee del genere).
Sono tentato di dargli ragione vista la quantità di “pruderie” presenti nelle produzioni anime che mi ostino a non recensire per nome (per non farle rintracciare da Google).
In questi anni il Giappone sta cambiando. Si sta “occidentalizzando” proprio sul suo punto forte - il pudore. Per esempio, baci ed abbracci in pubblico (inaudito in quelle terre), anche tra adolescenti, proprio come i coatti italiani (sì, qui si abbracciano anche le persone normali, ma la qualifica principale dei burini coatti è l'eseguire continuamente in pubblico le performance viste nei filmetti e telefilmetti simil-porno: la crisi del popolo italiano è maggiormente visibile nel comportamento, nel vestire e nel modo di parlare dei suoi adolescenti).
Negli anime, per provocare reazioni emotive (non solo il ridere), viene rappresentata ampiamente ciò che lì è considerata maleducazione o volgarità. Per esempio, addirittura il qualificare sé stessi col pesante ore piuttosto che col normale boku, sottigliezze a noi incomprensibili.
La decadenza morale è riassunta dal sarcasmo di san Paolo apostolo: «si vantano di ciò di cui si dovrebbero vergognare».
La decadenza morale è il primo forte indizio del declino di un popolo. Negli anime c'è questo curioso impasto di perfezionismo nella lavorazione e volgarità nei contenuti: l'inizio della crisi. Qui in Italia c'è molto meno perfezionismo e molta più volgarità: la crisi è ad uno stadio avanzato. Volgarità e sciatteria: si usano abbreviazioni da SMS (“xkè”, “nn”...) perfino nelle prove scritte dei concorsi di Stato.
In una società normale le turpitudini non mancano mai ma vengono chiamate col loro nome, vengono etichettate come debolezza di chi non ha un'animo capace di affrontare la vita (le sfide della vita sono anzitutto quelle dei propri limiti umani).
Il declino di una società è inevitabilmente un declino morale. Si può distruggere una società con le armi, ma se non sono le armi, solo il declino morale può davvero distruggerla. Per questo posso dire che anche il Giappone è all'inizio di una crisi.
Etichette: giappone (11.7.09) Un po' di corrispondenza privataNon pensare mai che Gesù abbia delle pretese su di te. Tutto sta nella tua libertà. Lui non vuole obbligare la gente, non vuole obbligare neppure a fare il bene. Non siamo marionette. L'amore sincero nasce dalla libertà, non dall'obbligo.
Una visitina a Lourdes non sarebbe male. Si va a Lourdes in onore della Madonna, a domandarle intercessione per la salute del corpo e dell'anima. Quando l'anima sta a posto, allora si riesce ad affrontare ogni fatica. Il vero miracolo, ancor più che la guarigione del corpo, è la felicità dell'anima.
Ci sono stato anch'io a Lourdes. Domandai tante grazie, tantissime cose, e finché non le avrò ricevute tutte, non ne parlerò con nessuno.
Mi dispiace che le suore non siano venute a farti visita. Però domenica prossima telefonerai loro per assicurarti che vengano. Oppure puoi anche telefonare al don S. e dirgli: la suora domenica non è venuta, vuoi portarmela tu la Comunione? (non preoccuparti, non lo disturbi: c'è un'intera Italia che gli “paga” lo stipendio con i soldi dell'otto per mille, e quindi può benissimo passare da te).
Ho fretta e non ho tempo per farti un “corso” sul rosario. Per il rosario si meditano cinque misteri (per esempio “l'annuncio dell'angelo a Maria”, “Gesù incoronato di spine”, “la Risurrezione di Gesù”, “Maria assunta in cielo regina degli angeli e dei santi”, etc); dopo ogni mistero si recitano un Padre Nostro, poi dieci Ave Maria e poi un Gloria ed eventualmente qualche giaculatoria (per esempio “o Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”, “o Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia”). Ma per adesso non preoccuparti troppo dei misteri; la Madonna e Gesù vedono bene quello che hai in cuore, sanno bene quanto soffri, e non si mettono certo a fare l'esame dettagliato di quello che nelle tue attuali condizioni di salute riesci a dire o non dire. E sanno anche che non sei un “caso disperato”, perché la vera disperazione è solo di chi si ostina a rifiutare la grazia di Dio.
Etichette: parrocchia (10.7.09) Dedicato a quelli che ringraziano il Signore di essere onesti e di pagare perfino le tasse“Chi sta veramente conoscendo Cristo in questo istante, o meglio, chi lo sta conoscendo più a fondo?”
Don Martino a Santiago del Cile incontra un “pubblicano” in fondo al tempio.
Etichette: movimento (9.7.09) Sui movimenti e sul buonismo ecclesialeIl mistero di don Giussani - rivelato dai suoi scritti è un vecchio articolo di Sandro Magister per presentare la “biografia spirituale” di don Giussani scritta dal don Camisasca. Un articolo di poche parole per presentare favorevolmente una lunga citazione dal libro di Camisasca.
La notizia non è quella citazione del libro di don Camisasca: la notizia è la recensione positiva da parte di quel giornalista.
La mia impressione è che sia uno di quei giornalisti che danno voce a qualche ecclesiastico alquanto in alto nei sacri palazzi (non sembro essere l'unico a pensarlo). Ben informato - spesso fin troppo bene informato - mi sembra che abbia condotto negli anni una sorta di campagna contro i movimenti, campagna che recentemente ha avuto un avvertibile colpetto di freni.
Nei confronti di Comunione e Liberazione si è limitato negli anni a qualche accenno non particolarmente duro rispetto all'entità delle sue rivelazioni sui problemi di altri ambienti ecclesiali, sebbene esista una vasta scelta di accuse contro CL (cioè scegliere tra politica, politica e politica: il che fa capire da dove provengono le accuse e che interessi abbiano i loro estensori; ma questo è un altro discorso).
Spesso negli ambienti cattolici soffia impetuoso il vento del buonismo da “tregua armata”: io non farò notare le tue storture, a patto che tu non cerchi di togliermi il poco spazio che ho faticosamente guadagnato. Quando qualcuno afferma giulivo che i movimenti sono la risposta dello Spirito al nostro tempo (dando ad intendere che sarebbero tutti ugualmente buoni), in buona o cattiva fede sta dichiarando valida quella tregua armata, confondendo la pace col buonismo. Anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno detto che i movimenti sono la risposta dello Spirito ma precisando bene le condizioni essenziali entro cui lo sono.
Negli anni ho avuto modo di conoscere da vicino diversi movimenti e spesso all'interno di un singolo movimento ecclesiale diversi modi di approccio allo stesso “carisma”. L'unico fattore comune era la gran quantità di buone intenzioni. Ma dato che di buone intenzioni è lastricata anche la via che porta all'inferno, è necessario uno sguardo meno ingenuo: i movimenti non sono tutti uguali (perché qualsiasi buona intuizione può essere interpretata male) e non sono nemmeno tutti buoni (perché la verità non coincide col politically correct). Il carisma del don Giussani è stato ampiamente riconosciuto da più pontefici, ma ciò non toglie che in CL esistano dei “giussanologi”, gente che pensa che CL sia un gergo elegante, che il don Gius sia una miniera di frasi fatte ed espressioni pompose e che ogni gruppo ciellino debba darsi da fare per aumentare il prestigio di CL (anche se solo agli occhi dei piani superiori: quel che normalmente chiameremmo “provincialismo”). Per quelli come me che il “pane ciellino” se lo devono guadagnare ogni giorno, l'esistenza e l'attivismo di detti “giussanologi” è una vera tortura.
I movimenti ecclesiali non sono né tutti uguali né tutti buoni. La più santa intuizione iniziale può venir addomesticata quel tanto che basta per rendere esasperante o inutile l'appartenenza ad un movimento. Non mi sorprende che ci sia gente che ha lasciato CL perché aveva a che fare con dei “giussanologi”, così come non mi sorprende che ci sia gente che ha lasciato altri movimenti perché alla lunga non ne ha retto più l'organizzativismo autoreferenziale. In ogni ambiente ecclesiale fioriscono questi preparatissimi esperti che tentano di addomesticare l'eventuale carisma (sottolineo “eventuale” perché certi movimenti e associazioni mi sembrano fondati sul nulla, sulla sola voglia di fare qualcosa di esotico per attirare gente). Se ce ne sono perfino in Comunione e Liberazione dove siamo stati vaccinatissimi dal don Giussani, non fa affatto meraviglia che altrove la situazione possa essere anche assai peggiore.
Un grande indizio per capire in che direzione va un movimento o un'associazione ecclesiale è quello sciorinare numeri per sottintendere “siamo tanti, perciò siamo forti” (per fortuna in CL questo vizio ce l'hanno solo pochi stupidi). Curiosamente, negli ambienti ecclesiali, proprio coloro che hanno questa fissazione, vengono poi ad accusare te, sporco ciellino, di essere “tanti” e “forti” (dev'essere una classica manifestazione di invidia, oltre che una professione di fede). Quando il “siamo tanti siamo forti” investe i livelli più alti, allora c'è davvero da preoccuparsi.
In più occasioni il don Giussani ha mostrato un atteggiamento del tutto opposto a quel gloriarsi di “siamo tanti siamo forti”: per esempio quando nel 1981, a seguito della sconfitta sul referendum contro la legge sull'aborto, disse che a quel punto sarebbe stato bello tornare ad essere in dodici, oppure quando disse che avrebbe volentieri svuotato lo Stivale (l'Italia) dalla presenza ciellina; il don Carrón va nella stessa direzione (e forse è proprio questo il motivo per cui don Gius lo scelse come suo successore).
La tragedia di molti cristiani - sia nel tradizionale ambiente delle parrocchie che nei movimenti e associazioni - sta nella visione “politicizzata” del proprio “carisma”. Non ci si chiede “come posso fare per santificarmi?” ma ci si interroga se il prestigio del proprio gruppetto (o gruppone) sia adeguato al proprio “peso” ecclesiale: come se il versetto più dimenticato del Vangelo fosse quello che dice «Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande». Sono pochi quelli che capiscono che quindici minuti passati in adorazione prima della Messa sono uno strumento assai più efficace che l'organizzarne ed il gestirne la cosiddetta “animazione”.
Giovanni Paolo I, nel suo brevissimo pontificato, affermò che il vero dramma di quella parte di Chiesa che ama definirsi moderna è l'aver sostituito lo stupore dell'evento di Cristo con... delle regole. Impossibile fare una diagnosi più precisa e sintetica.
Quanto succede ai “piani alti” di un movimento è sempre specchio di quel che succede ai piani bassi. Certo, si può trovare un ciellino arrogante, ma l'arroganza è proprio ciò che è sempre mancato al don Giussani e al don Carrón, ed è per questo che l'eventuale “ciellino arrogante” rappresenta un'eccezione, una distorsione, piuttosto che un “frutto” del movimento.
Vorrei tanto poter pensare che nei sacri palazzi qualcuno abbia cominciato a capirlo (a scapito della “tregua armata” del buonismo ecclesiale) - ed il sopra citato articolo di Magister parrebbe un piccolo indizio a favore - ma non vorrei peccare di eccesso di ottimismo. C'è da temere infatti che nei sacri palazzi si commetta spesso quello stesso errore, apprezzando il “siamo tanti, siamo forti” piuttosto che la pietà cristiana, forse anche perché l'obbedienza al Papa e alla gerarchia sembra essere diventata merce particolarmente rara.
Etichette: movimento (9.7.09) La Summa Theologica on-lineFinalmente in italiano ed in formato elettronico (entra anche nel telefonino cellulare). Devo ringraziare gli amici di TotusTuus.net che me l'hanno segnalata (la desideravo da tempo).
PRESENTAZIONE DELL'OPERA
Il P. Tito Centi, del Convento di S. Domenico di Fiesole, che per ben 28 anni si è accollato quasi per intero la “gioiosa fatica” di tradurre, annotare, introdurre, correggere, redigere l’edizione italiana della Somma Teologica, mentre prende atto con piacere che le nuove edizioni italiane riproducono praticamente la sua, avendo ormai raggiunto la venerabile età di 94 anni ha espresso il desiderio che il frutto delle sue immani fatiche diventi, attraverso la rete informatica internet maggiormente accessibile al grande pubblico senza oneri di sorta. Il sottoscritto si è messo semplicemente a sua disposizione perché tale desiderio diventasse realtà.P. Angelo Zelio Belloni o.p. - Fiesole
N.B. Questa edizione integrale on-line non riproduce semplicemente quella pubblicata negli anni 1949-1975 a Firenze, ma è stata radicalmente rivista e modificata soprattutto nelle introduzioni, nella struttura e nei contenuti con apporti originali. Ci scusiamo per eventuali imperfezioni dovute alla trascrizione elettronica di alcune parti e alla dimensione consistente dell'intero documento.
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Etichette: parrocchia (8.7.09) Due anni di ''Motu Proprio''Il Motu Proprio più famoso di tutti i tempi compie oggi due anni di vita.
A volte ho l'impressione che contro la “forma straordinaria” il principale ostacolo ideologico sia la deliberata indifferenza a cui sono stati “educati” quelli che non opponevano pregiudizi chiassosi. “Sì, magari qualche volta vi parteciperei, ma...” (il “sì-ma”, cioè l'istituzionalizzazione della distrazione e della pigrizia, è uno dei frutti più importanti del neonichilismo contemporaneo).
Arrivederci al 7 luglio 2010, quando i vescovi dovranno relazionare al Papa sull'applicazione e sui frutti del motu proprio. Mi chiedo timidamente se per quella data il Papa avrà approfittato del suo stesso MP per celebrare in pubblico, anche se probabilmente la rivolta “dal basso” potrebbe dare più frutto del suo stesso “esempio”.
Etichette: parrocchia (7.7.09) Adrift in Tokyo (テンテン)Gran bel film, che naturalmente si può gustare solo in lingua originale (sono il solito inconvertibile “fansubbaro”).
Delicata commedia, che si regge sui dialoghi dall'inizio alla fine. Ottima scenografia, personaggi concreti, perfino i personaggi secondari. Ottima anche la colonna sonora (che non è invasiva come nei film nostrani). E poi quelle scene surreali, quelle curiose comparse, quel sapore agrodolce... ma la riflessione sulle delusioni della vita non esagera mai, in nessuna direzione. Gradevole dall'inizio alla fine, non sto scherzando.
Al termine del film, i ricordi di quella stramba coppia a spasso per Tokyo ti lasciano una strana sensazione. È un film che colpisce. È uno di quei film ben fatti che al ricordarli, qualche giorno dopo averli visti, viene da imprecare contro la cinematografia occidentale, che da tempo non ha più niente da dire.
Etichette: giappone (6.7.09) L'imposturaUn romanzo minore, apparentemente poco conosciuto, di Georges Bernanos: L'impostura, pubblicato nel 1927.
Il maggior pregio del libro: far notare che quando si perde la fede, la vita morale diventa un elenco di regole e la liturgia diventa un cerimoniale.
Quella lettura mi colpì davvero molto. Ero giovanissimo, mi aspettavo romanzetti zuccherosi col prevedibile lieto fine. Ne cavai invece una dura lezione sulla vita di fede.
Per parecchio tempo rifiutai di riconoscere fondamenti a quella ipotesi, anche dopo molte capocciate sulla durissima realtà. Continuai a pensare che sacerdoti, suore e consacrati in generale fossero dei privilegiati con la porta del Paradiso già metà aperta.
Pensavo ingenuamente che se uno ha fede, può commettere qualche errore nei momentacci in cui tutto gli va storto, può dire qualche stupidaggine dovuta al non aver ben digerito il terzo piatto di agnolotti... ma mi rifiutavo di ammettere l'esistenza di sacerdoti ai quali il baciare la mano mi sarebbe stato un fastidio piuttosto che un onore.
Mi ostinavo insomma a non voler ricordare che tra i Dodici c'era anche Giuda Iscariota.
La riduzione della liturgia a cerimonialismo ha come primo effetto ciò che taluni ecclesiastici di oggi chiamano “ingessatura”, che Bernanos aveva previsto e descritto in questo romanzo decenni prima che avvenisse.
La liturgia non è un cerimoniale. Ma cinquant'anni fa moltissimi cominciarono a pensarlo e accettarono ad occhi chiusi e con esagerato entusiasmo la più sciagurata riforma liturgica della storia della Chiesa.
In quella riforma, di fatto, non solo si spazzava via la lingua universale della Chiesa (il latino), non solo si concedevano ampi margini ai fantasisti della celebrazione (a cominciare dall'altare coram populo), ma l'impianto generale sembrava un menu preconfezionato. Per dirla in una sola parola: si ha legittimamente la netta impressione che per rimediare alla presunta ingessatura della liturgia, la si trasformò in un cerimoniale “ingessabile” a piacere.
Lo può notare chiunque abbia mai provato una sensazione di disagio durante la celebrazione della messa.
Tre possibili risposte diverse che l'assemblea dei fedeli può dare dopo che il celebrante ha detto “mistero della fede”: naturalmente tutti conoscono solo la prima.
Quattro possibili preghiere eucaristiche: naturalmente si usa sempre la seconda (è la più corta).
È tardi, devo chiudere qui, proseguirò stasera.
Etichette: libri (5.7.09) Meeting 2009: programma provvisorio(5.7.09) Due pesi, due misureTrovato in rete: Inoltre, mi diceva un amico, buon cristiano, umile e devoto: «Ma come? Gli ebrei negano Cristo e nessuno, nella Chiesa, dice nulla e si prosegue con il dialogo e l’amicizia. Però se un vescovo nega l’olocausto il dialogo si interrompe e l’amicizia finisce. Con che cosa rimaniamo?» Lascio la domanda pungente.
Qualche tempo fa il postulatore della causa di beatificazione di Pio XII diceva che organizzazioni ebraiche come l'AntiDefamation League, a Benedetto XVI «gli dicono chiaro e tondo che se fa una minima cosa a favore della causa di Pio XII i rapporti tra la Chiesa e gli ebrei sono definitivamente e permanentemente compromessi»... «Promuovere migliori rapporti tra la Chiesa e gli ebrei è ottimo, ma la riconciliazione deve avvenire dalle due parti».
Etichette: parrocchia (4.7.09) Speranza: in esclusiva al cattolicesimoUn amico ha sradicato il cattolicesimo dalla sua vita, finendo per sostituirlo con un'altra religione.
Per molti anni si è sentito un eroe. Quanto gli era facile ripetermi i luoghi comuni che apprendeva del quotidiano Repubblica! La sua religione è al di sopra di ogni sospetto mentre la Chiesa cattolica è sempre nel mirino dei media.
Comodissima, una religione compatibile con le colonne dei giornali di moda, davvero comodissima una religione che non è mai nel mirino dei media.
Almeno finché gli eventi della vita non la mettono alla prova.
Sua moglie ha appena saputo di dover affrontare una difficile operazione chirurgica e lui si accorge (ma è troppo orgoglioso per ammetterlo) che in questo caso la sua religione non serve a niente.
Quando mi ha confidato che si sentiva abbattuto, con la massima pacatezza gli ho risposto: “prega”. C'è mancato poco che mi prendesse a pedate.
C'è mancato poco che mi urlasse: “«prega», dici? Servirà forse a cambiare la situazione?”
Glielo avevo detto con sincerità, non lo prendevo in giro. La sua religione non gli vieta mica di pregare, al contrario, ogni giorno lui prega più di me (una gran quantità di invocazioni ad un dio lontano e ultimamente inconoscibile).
Ma quel “prega” è stato peggio di una pugnalata. C'è mancato poco che gridasse: “«prega»? vuoi forse convertirmi? o giudicare la mia religione? o credi di aver capito perfettamente il mio stato d'animo?”
Le religioni sono tentativi umani e perciò non reggono all'impatto con le cose della vita.
Per questo le religioni funzionano bene solo fra i borghesi sazi e con molto tempo libero a disposizione, e fra i depressi che hanno bisogno di qualcosa per fuggire dalla realtà.
Il cristianesimo - quello vero, cioè quello cattolico - non è un tentativo di raggiungere Dio; al contrario, è Dio che ha raggiunto l'uomo.
La speranza può sussistere solo sulla base di una certezza. Altrimenti è una speranza fabbricata dall'uomo, cioè è un desiderio disperato ma presentato in modo addolcito ed elegante.
E chi non ce la fa a fabbricarselo, trovandosi dinanzi ad un evento di fronte al quale c'è poco da nascondere dietro l'ipocrisia... solitamente non riesce a far altro che rigettare la speranza e detestare la preghiera.
Dev'essere stato anche per questo che il don Giussani ha sempre tanto insistito sul prendere sul serio la realtà secondo tutti i suoi fattori. Cioè senza censurare l'imprevisto.
Etichette: parrocchia (2.7.09) Paura di una "fede piccola"?Non avere paura. Se la tua fede ti sembra piccola, non avere paura, perché Gesù ha detto “ti ringrazio, o Padre, perché ti sei rivelato e fatto conoscere dai piccoli e dai semplici”. C'è tanta gente che ha grosse lauree in teologia e filosofia... e poi ha talmente poca fede, che va insegnando stupidate che vengono condannate perfino nel catechismo dei bambini. In questi giorni c'è tutto un dibattito su un libro pubblicato da due ecclesiastici, che pretenderebbe di dare la Comunione anche ai divorziati che dopo il divorzio fanno la cosiddetta “bella vita”, infischiandosene della sacralità del matrimonio e della serietà dei sacramenti.
La fede vera è quella semplice, essenziale. Nennolina (Antonietta Meo), morta a sei anni e mezzo di età, già scriveva le letterine “ti voglio bene Gesù”. Aveva già capito tutto, aveva già una grandissima fede. Stanno facendo la sua causa di beatificazione. A sei anni aveva già capito tutto, una fede semplice ma grandissima.
Tutte le sofferenze che passiamo in questa vita, è come un conto in banca nell'aldilà. Quando saremo nell'aldilà lo riscuoteremo con gli interessi. La ricordi la parabola di Lazzaro? Il ricco epulone finisce all'inferno (perché nella vita ha pensato solo ad ingozzarsi e a infischiarsene degli altri), e il povero Lazzaro invece finisce nel posto migliore del paradiso (Gesù dice “fu accolto in seno ad Abramo”: per gli ebrei che ascoltavano Gesù, non c'era complimento migliore che si potesse fare, cioè essere accolti paternamente dal capostipite Abramo).
Quindi, anche stavolta, come vedi, il Vangelo parla di te, è dalla parte tua, e ti dice di non disperarti mai, neppure di fronte a dolori e delusioni che oggi non riusciremmo nemmeno a immaginare. La felicità dell'aldilà è così grande, che possiamo già in questa vita cominciare ad assaporarla. Quando fai la comunione, quando ti confessi, quando ti viene amministrato il sacramento dell'unzione degli infermi, vedi che da qualcosa di “materiale” (la materia del sacramento) ti giunge la forza spirituale per andare avanti.
Etichette: parrocchia (30.6.09) Micidiale stangata ai cattolici adultiI sedicenti “cattolici adulti” amano definirsi tali perché sono sempre “aggiornati” sulle mode. alle quali tentano di piegare il cattolicesimo: democraticismo ecclesiale, anarchia su contraccezione e aborto e fine vita, sacerdozio femminile e scemenze del genere.
Purtroppo per loro, il Papa ha detto che per essere cattolici adulti seri, occorre opporsi “ai venti della moda”.
Ma la stangata micidiale è arrivata quando il Papa ha denigrato la disobbedienza ipocrita del presentarsi come “coraggiosi” nel momento in cui ci si esprime contro il Magistero della Chiesa: «in realtà non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso» (chi disobbedisce alla Chiesa viene sempre applaudito: quando i conformisti, i vili, gli stupidi e i meschini gridano qualche luogo comune contro la Chiesa, potete star certi che stanno solo cercando qualche plauso.
Etichette: parrocchia (29.6.09) Le cose che davvero contanoUna volta fui pubblicamente ridicolizzato per aver utilizzato la parola “esperienza” senza darvi l'accezione fumosa che da mezzo secolo va di moda (solo don Giussani e pochi altri non sono stati alla moda).
L'ecclesiastico seguì il mio brevissimo intervento con smorfie appena celate e appena ebbi finito di parlare cominciò con “sì, ma...” e fece una requisitoria contro l'esperienza per dire che la fede è una cosa che si “sente”, che l'esperienza “è importante, ma...” e via di questo passo.
Mi servì di lezione, per ricordarmi che esistono anche dei cattolici cretini, cretini perché pensano che la vita di fede sia un elenco di cose da fare (elenco mutevole a seconda delle mode dominanti), tra le quali torreggiano il “porsi in ascolto” della Bibbia (inteso come elucubrazioni estemporanee) e l'effettuare attività in sagrestia.
Ma sono davvero quelle le cose che contano? Sono davvero quelle le cose che “attraggono i giovani” verso la fede?
Si potrebbe leggere come risposta (su Tracce) quel breve resoconto dell'incontro del cardinal Caffarra con gli universitari del CLU (Comunione e Liberazione universitari).
La parte centrale del testo è quella che più dovrebbe colpire: quella delle testimonianze. “Mi fa vivere la fede diversamente”. Suscita il “gusto” dello studio. “Ritrovato vivo” un cambiamento nella vita, un “atteggiamento di domanda”... In poche (e non cielline) parole, testimonianze di fede viva, non ridotta a un banale elenco di cose da fare e non fare. Non astruserie fumose da “sentire”, ma esperienza.
Alla conclusione dell'incontro, la recita di una decina del Rosario.
A me sembra tutto normale. Dico: è normale che il movimento di Comunione e Liberazione dia frutto (questo è anche il motivo per cui sono “ciellino”).
Gusto dello studio, fede che permea la vita (“atteggiamento di domanda”)... Non hanno avuto bisogno di impegnarsi in sacrestia per ritrovarsi così, non hanno avuto bisogno di letture bibliche.
Se ripenso a certe iniziative parrocchiali e diocesane... divento ancora più “ciellino”.
Etichette: movimento (28.6.09) Ti prende attraverso le cose che ti appassionano«...osservavo che a Dante era successa la stessa cosa che era successa a me, la cosa mi attizzò molto, perché Dante è, da Dio, portato a Dio attraverso le due cose che gli interessavano: la letteratura (Virgilio) e la donna (Beatrice). Dio l’aveva preso lì, lì dov’era; nella “selva oscura”, che più oscura non si può, l’aveva preso lì, prendendolo attraverso le due cose che amava, senza chiedergli di cambiare prima»
(Nembrini)
Etichette: movimento (26.6.09) Come conquistare un ciellino (o una ciellina)È spassoso navigare nell'internet: ogni volta che pensi di aver trovato la scemenza più colossale del mondo, incappi immancabilmente in una ancora più grandiosa. Stavolta si parla di innamorarsi di gente di CL.
Ti sei innamorata di un ciellino o di una ciellina? Cerchi consiglio su come conquistare il suo cuore? Prima di darti qui qualche consiglio veramente utile, proviamo a ridere un po' vedendo cosa ti consigliavano quei sedicenti esperti.
Anzitutto ti consigliano di diventare ipocrita: “evitare di parlare contro CL”. Già queste parole sono sufficienti per mandare tali espertissimi consiglieri dove veramente meritano.
Poi ti consigliano di diventare ancora più ipocrita: “informarsi sul don Giussani e sulle opere di CL”. Ti posso garantire che quando mi si presenta una persona che non è di CL ma vuol subito mostrarsi “informata” su don Giussani e su CL, comincio a nutrire qualche sospetto. Trovo più sincera una persona che detesta CL e non fa nulla per nascondermelo (ovvio che se spara i soliti patetici slogan mi sento in dovere di precisare con gentilezza e - quando non bastino ripetuti e pazienti tentativi - anche con qualche delicato turpiloquio).
Quindi ti consigliano di diventare una persona bugiarda oltre che ipocrita: “per conquistare qualcuno di CL, bisogna dirgli che don Giussani in fin dei conti era un grande uomo”. Se fai così, strapperai un sorriso - che non è di compiacimento, ma di commiserazione (e di conferma che il livello di stima nei tuoi confronti si è probabilmente abbassato). Se ti danno consigli così controproducenti, mi viene il sospetto che siano convinti che amare significherebbe ingannare.
Poi ti consigliano di mostrare “curiosità su quel che riguarda CL e il cristianesimo” (bisogna essere ottimi attori per “mostrare” una simile curiosità senza farsi riconoscere come ipocriti), allo scopo di stimolare una specie di complesso da crocerossina, ciò che conferma ancora di più il sospetto che tali consiglieri siano convinti che amare significherebbe ingannare.
Infine ti consigliano di non lasciarti andare a commenti su Fattorie, Grandi Fratelli, Cesaroni e affini, perché i ciellini sono solitamente “persone piuttosto colte”. Tale consiglio mostra che tutti quegli inviti all'ipocrisia derivano dal moralismo.
Beh, sta a te scegliere: per “conquistare” una persona c'è bisogno di essere ipocriti?
Etichette: morosa (25.6.09) Il corpo delle donnePer scaricare il documentario Il corpo delle donne (25 minuti, formato FLV) ci sono volute parecchie ore ma ne è valsa la pena; ora potrò farlo vedere al gruppo dei giovani della parrocchia.
La vera pornografia, oggi, non è quella qualificata come tale. La vera pornografia oggi è la massificazione del corpo delle donne.
Sorrisi e ammiccamenti nascondono il vero significato della “liberazione” della donna: la donna è mercificata. È ridotta ad un oggetto da utilizzare.
Davvero un documentario degno di nota, da vedere e da far vedere e da discutere. Senza nessuna citazione “religiosa”.
“Oggi sono io il prodotto”, dice una donna orgogliosa di essere imprenditrice di sé stessa.
Etichette: parrocchia (24.6.09) Mi sento ignorata da DioUna visitatrice di passaggio giunge sul mio blog cercando la frase mi sento ignorata da Dio.
Una volta queste parole le andavano a dire al parroco. Oppure, se non si fidavano del parroco, andavano dall'amica suora. O almeno da qualche persona che sapevano essere di grande fede (nei momenti drammatici, a chi puoi chiedere consiglio?)
Oggi si chiede consiglio a... Google.
23 giugno, ore 18:15: san Google, aiutami tu: “mi sento ignorata da Dio”. Risposta: eccoti il blog ucciellino... Solo che Google non è santo e facilmente sbaglia pagina: invece di fornire qualche pagina decente (come questa) finisce per fornire qualche pagina di lamentela (tipo questa).
Ci sarebbe da ridere, se non fosse un dramma.
Mancando una compagnia vera (una compagnia vera, non una compagnoneria o una complicità o una simbiosi unione di due comodi), sembra mancar tutto. Ci si sente “ignorati da Dio” (e come farebbe mai Dio ad ignorare, visto che Dio è l'essere perfettissimo, fonte di ogni santità e virtù tra cui il ricordarsi di noi poveracci?)
Al posto di Google avrei tentato una risposta cruda: ah, sì? Ma non avevi cominciato tu, ad ignorare Dio? Solo che il termine “Dio” mi sembra troppo generico. Cos'è “Dio” per te? Puoi gentilmente qualificare “Dio” e i motivi per cui avrebbe deciso di ignorarti? Cosa avverrebbe se Lui non ti ignorasse?
Dopo un po' di ragionamenti verrebbe fuori che la chiave di volta è quel “sento”. Una sensazione. Un percepire la propria solitudine. Come diceva don Carrón, “o Dio, meno male che certe volte mi manchi! altrimenti mi dimenticherei di Te!” (come al solito tutte le cose più intelligenti che so citare vengono dal movimento).
Solitudine. Dunque non è alla ricerca di una spiegazione - anche se una buona spiegazione potrebbe aiutare un pochino; ma tutta la spiegazione che serve è già data, è già tutta nell'insegnamento della Chiesa (peccato che oggi non siano troppi ad esservi onestamente fedeli).
Non una spiegazione ma una compagnia. Non una risposta da Google o da catalogo Postal Market, ma una compagnia vera. Ci si può sentire soli e “ignorati da Dio” anche allo stadio (attorniati da centomila persone che la pensano come te). Ci si può sentire soli e “ignorati da Dio” anche se si è “felicemente” fidanzati o sposati. La compagnia vera è qualcosa di più grande. Non si costruisce, ma si riconosce, si incontra.
E se non c'è ancora, l'unica possibilità è domandarla (attraverso la preghiera). Domandare una compagnia vera, una “compagnia guidata al destino”.
Etichette: parrocchia (24.6.09) Ipocrisia: il pilastro che regge il mondoLa società moderna (ma in generale qualunque società scristianizzata) è tutta fondata sull'ipocrisia. Provo a dare qualche esempio.
Un film osceno è “solo per adulti”: come se a 17 anni e 364 giorni fosse peccaminoso e a 18 anni e 000 giorni diventasse accettabile.
Del resto, questa non è la stessa società dove vigeva l'obbligo del casco fino al compimento dei diciott'anni? Se a 18 anni e 000 giorni si casca dallo scooter, per legge non c'era più lo stesso rischio di rompersi la testa rispetto al giorno prima.
“No, ho già due figli, mi fermo”: cosa significa “mi fermo”? La confusione tra sesso e bellezza. La confusione tra sesso e amore. La confusione tra sesso e soddisfazione. Tutto è riducibile al sesso. Ma no, “ho già due figli: mi fermo”. Cosa, cosa? Mi “fermo”? Cos'è che veramente “fermo”?
E poi i vestiti che invece di coprire, scoprono; invece di proteggere, mettono in mostra (specialmente le masse lardose e adipose). La femminilità ridotta all'omologazione di curve da esporre. “Guardami, vado puttaneggiando anch'io: come ti sembro?”
L'aborto diventa “interruzione di gravidanza”: come se il cambiare il nome all'omicidio lo renda meno violento e meno abominevole.
Le “fasce protette” della TV: così, chi vuole qualcosa di osceno, deve semplicemente cercarselo nelle ore più tarde (oppure su un altro canale durante quelle stesse fasce “protette”).
Ipocrisia, ipocrisia dappertutto. In farmacia, uno accanto all'altro, il banco dei preservativi e del pre-maman (quest'ultimo dedicato ai bimbi che non sono stati uccisi a causa di presunto labbro leporino o per faccende ancor più ridicole).
Ipocrisia, fondamento di tutto. Il politically correct. Il criminale che si appella alla cosiddetta presunzione d'innocenza perché fino al pronunciamento della Cassazione non sei ancora “ufficialmente” criminale, anche se fosse già evidente a tutti.
Il gioco d'azzardo “legalizzato”: la morale è diventato uno dei tanti campi su cui stringere accordi commerciali e legiferare. Ieri era un crimine, oggi è una cosa normale, protetta dalla legge.
I “gratta e vinci”, matematicamente disonesti (nel senso che il montepremi non è nemmeno lontanamente proporzionale alla probabilità di vincita), che illudono e dissanguano gli italiani più poveri (una media di ottocento euro l'anno per ogni italiano, inclusi lattanti e monaci di clausura ed incluso il sottoscritto che in vita sua non ne ha mai comprato neppure uno). L'ipocrisia del rendere “legale” qualcosa di immorale.
Al tempo della legge Merlin si liberarono “duemila schiave del sesso”: oggi il numero di schiave del sesso è molto più che centuplicato: le prostitute non bastano mai, bisogna importarle dall'estero. Ipocrisia al contrario: anziché “liberarle”, si è liberalizzato il mercato della carne umana.
Figurarsi: combattere la prostituzione? E allora perché non bombardare i ripetitori TV, che trasmettono ad ogni ora del giorno modelli “puttaneggianti” anche nelle fasce protette?
Se una ragazzina sogna di diventare “velina” (cioè una che lucra nell'esporre le proprie nudità: tutto sta nell'essere invitata a qualche “festino” di qualche personaggio “importante”), è perché anni e anni di TV (tre, cinque, otto ore al giorno di TV, per anni interi, decenni interi, ai genitori prima e a lei adesso) le hanno insegnato che essere “bella” significa essere “richiamo sessuale”.
Il declino di un popolo comincia col declino della sua morale.
Un popolo distrutto: odia la Casta, ma la foraggia coi gratta-e-vinci, che in realtà andrebbero denominati gratta-e-impreca, gratta-disperandoti, gratta-e-intristisci. Ottocento euro l'anno in media su ogni italiano.
Un popolo annichilito, il cui principale gran Maestro da cui apprendere lezioni di vita è la TV, che ti fa capire che “la vita” è sballarsi, che “bellezza” significa praticamente prostituzione.
Quarant'anni fa, in tempi non sospetti, san Pio da Pietrelcina diceva che “il demonio è entrato in tutte le case” grazie alla televisione.
Etichette: parrocchia (23.6.09) Tra il Curato e il ConcilioHo letto la lettera del Santo Padre ai sacerdoti per l'indizione dell'anno sacerdotale.
È qualcosa cento volte più grande di tutti gli stupidi commenti che ho letto in giro diversi giorni fa, che quasi sempre si sono concentrati esaltando un aspetto qualsiasi (il Papa raccomanda la confessione! il Papa depreca i preti pedofili! il Papa cita il curato d'Ars! ecc. ecc.) trascurando il dato globale.
Il dato globale è questo: per indire l'anno sacerdotale, il Papa cita il santo curato d'Ars, lo cita con passione ed ammirazione tangibili, palpabili, come commosso.
L'unica nota che suona stonata è la citazione del Concilio Vaticano II: laici di qua, laici di là, i laici che vampirizzano spazi di collaborazione al presbitero, il presbitero che si deve spaccare in quattro per promuovere i laici, i laici che devono avere un sempre maggiore ruolo specifico...
Sembra proprio che il Papa intenda suggerire: guardate, il santo curato d'Ars se ne infischiava di queste cose; il santo curato d'Ars amava Cristo e di conseguenza non riusciva a fare a meno di trasmettere ciò alle sue pecorelle (altro che disquisizioni su “spazi di collaborazione” e “ruoli specifici”).
Il santo curato d'Ars rincorreva le anime (non “i laici”, ma le anime!) per trasmettere quella stessa comunione con Cristo che lui già viveva... non certo per impartire “ai laici” prediche ambientaliste sociologizzanti terzomondiste telegiornaleggianti veterotestamentarie psicologizzanti buoniste per di più in discoteca o in spiaggia o su Facebook o su Twitter.
Il santo curato d'Ars si consumava le ginocchia in preghiera, il sedere in confessionale, la voce nell'insegnare le verità di fede, le dita coi grani del rosario e la salute nel portare il Viatico... non si barcamenava tra una riunione e l'altra su come far crescere il giornalino parrocchiale e trovare a chi rifilarlo, non doveva perdere tempo in noiosissime riunioni dei preti giovani, in aggiornamenti del clero sul Deuteroisaia, non perdeva ore intere a scusarsi coi confratelli che l'hanno colto per ben due volte con la veste talare...
La citazione del Concilio Vaticano II era tuttavia necessaria. In quest'epoca in cui i documenti del Papa, quando non ignorati e deprecati, vengono visti solo come istruzioni per l'uso, il “richiamo” vaticansecondista è un modo per tener desta l'attenzione di coloro che già a metà lettera avrebbero sbadigliato dicendo: non fa per me, non riuscirei mai ad obbedirvi. Il Papa si permette perfino di far notare una esagerazione dell'agiografo, in modo che risalti tutto il resto (che è assolutamente vero: il santo curato d'Ars era tutt'altro che un parroco “di mestiere”).
I nostri parroci “di mestiere” (che nei momenti di sconforto mi vien da sospettare che siano la maggioranza assoluta) magari anche in buona fede si spendono per promuovere il laicato, per assegnare posti di viceresponsabile del gruppo lettori, per sedare la guerra fredda tra le catechiste, per attivare la pesca di beneficenza e riempire i campi scuola, per aggiornare la bacheca all'ingresso della chiesa... Se incrociassero per strada il santo curato d'Ars mentre vanno in curia per faccende di assicurazioni e fotocopie di certificati e distribuzione del giornalino parrocchiale, certamente penserebbero: come si permette di andare in giro in talare? E il san Jean-Marie Vianney, tra un'orazione mentale e l'altra, penserebbe incuriosito: ma perché il mio confratello perde tempo con quelle stupidaggini?
Vorrei far partecipe il mio parroco di tutte queste considerazioni, ma mi pianterebbe in asso con un sorrisetto beffardo, dicendo: io faccio solo le cose più importanti, e poi il giornalino parrocchiale può essere utile per far conoscere la parrocchia, e il campo scuola può essere molto educativo, e via di questo passo...
Etichette: parrocchia (22.6.09) Fure Fure Girl (フレフレ少女) e... addirittura senza sottotitoliFure Fure Shoujo (フレフレ少女) il primo film giapponese che seguo interamente e deliberatamente in lingua originale.
Sono tentato di mentire e dire che non ci ho capito niente (così chiudo subito il post). In realtà ho capito parecchio (pur conoscendo quasi nulla della lingua giapponese). E soprattutto ho visto, ho guardato, ho dovuto guardare. La difficoltà della lingua costringe a concentrarsi molto su ogni più piccolo dettaglio.
È un film “molto anime”, l'ennesima variante delle storie dello studentello anonimo che diventa un eroe. Nel nostro caso è una studentessa, Momoko Momoyama (magistralmente interpretata da Yui Aragaki).
Le scuole giapponesi sono più serie di quelle occidentali: perfino lo sport e il cheerleading (ragazze pon-pon) fanno parte delle attività curricolari e vengono presi sul serio (non come qui in Italia che prima si discetta del “sei”, poi del “cinque e mezzo”, poi del “sei rosso”, poi... sempre a cercare sotterfugi e stupide foglie di fico).
La Momoko s'infatua di Hideki (che oggettivamente è più brutto di un manico di scopa, ma l'infatuazione è stata un “brutto colpo” imprevisto). Hideki gioca a baseball nella squadra della scuola ma Momoko non riesce ad avvicinarlo perché lei è sembra proprio negata tanto col baseball che col cheerleading. Fa amicizia con Kento e cominciano ad imparare grazie all'aiuto dei loro compagni più adulti (vorrei vederlo, in Italia, un film dove gli adulti non sono dei distributori di melensaggini ma sono persone sagge da seguire e da cui imparare: nei film italiani, quando non è “3msc”, lo slogan di fondo non supera il “va' dove ti porta il cuore”).
In Giappone le cose sono prese sul serio: le ragazze pon-pon non sono il contorno idiota per far lustrare gli occhi a maschietti infoiati e annoiati (tant'è che si può essere cheerleader anche se si somiglia alla figlia del ragionier Fantozzi), ed il vero cheerleading è poco meno di una disciplina militare (fure-fure, フレフレ): è un vero cerimoniale con regole e metodo. Sventolìo di enormi bandiere (non bandierine o lustrini), divise da indossare, slogan da gridare a tutta gola, movimento ritmico ma non frenetico, percussioni di tamburi, selezione accurata degli slogan sulle potenze della terra e del cuore (a seconda di cosa “tifano” in quel momento), allenamento fisico non inferiore a quello di un qualsiasi sport... Ha un che di religioso (l'ho già detto più volte che i giapponesi hanno un animo onestamente religioso e non se ne vergognano come i tipici occidentali che amano definirsi agnostici e sono allergici a tutto).
Nonostante il bullismo dei compagni di scuola, riescono ad esercitarsi e ad imparare, nientemeno che su una spiaggia annessa ad un tempio buddista (vorrei vederlo, in Italia, un film che parla di giovani che si preparano ad una sfida grazie ad un ritiro spirituale in un convento), spiaggia dove non vanno certo a fare i bagnanti...
Il film è lunghissimo (quasi due ore), ma si segue con gran piacere dal primo all'ultimo minuto. Certe cose, per capirle, bisogna osservarle, guardarle con occhi spalancati e senza la pretesa di sbirciare a ciò che segue dopo, senza quella noia travestita da curiosità e fretta, senza quella pretesa di “pepare” il film con i soliti colpi di scena prefabbricati. I lunghi silenzi del film inducono a riflettere. Le espressioni dei volti, gli ambienti della vita ordinaria (scuola, club), l'amore per le proprie tradizioni, l'assenza delle tipiche melensaggini italiote e la presenza di quel sottofondo di vita spensierata (spensierata ma non imbecille)... una regia giapponese, che più giapponese non si può.
Ed anche uno stile che ricorda i più simpatici anime che ho visto finora. Un film del genere, “a tema italiano”, sarebbe inguardabile. In Italia il massimo che si riesce a fare sono quelle mielose e porcellose storiette per adolescenti alle prime cotte (se femminucce) o ai primi porno (se maschietti). Il degrado italiano è magistralmente dimostrato dal pietoso stato dei nostri giovani, incapaci di seguir altro che le mode (e istupiditi al punto da sentirsi “anticonformisti” nella misura in cui si fanno massificare e sfruttare).
In Giappone no. In Giappone si parla poco, si parla essenziale, si parla anche e soprattutto con i silenzi e con gli sguardi (soprattutto gli sguardi mancanti). Lì è intelligenti pauca, qui è tutto un parolame (comprai l'iPod perché non ne potevo più, la mattina in autobus, ascoltare quei miseri e stupidi fiumi di parole dei soliti adolescenti, dal vocabolario limitato a trecento parole, tre quarti delle quali riguardanti sport, SMS e sesso).
Un bel film, veramente da vedere (anche chi non capisce niente di lingua giapponese).
Le scene che mi hanno più divertito: - la velocità supersonica con cui Hideki ossessivamente si scusa: “hòntoo(ni)-sumimasèn-deshità!”
- i due che discutono nella toire (e la Momoko che li sente)
- la “drammatica” adesione al club
- il trucco della batteria per farsi sentire dalla banda
- la prima fantozziana performance in pubblico
- la scena delle magliette numerate
- l'occasione quando russano
- quando la disperata Momoko tenta di tirarsi via le proprie orecchie
- l'inatteso fure-fure-sakuragi in cima alla collina
- l'allenamento notturno
- la sequenza delle facce in silenzio
- il fair play (assolutamente inaudito, in Italia)
- il finale commovente e la sigla conclusiva con tutte le belle scene che non hanno trovato posto nel film.
Etichette: giappone (21.6.09) Forse il monsignore legge il mio blog :)(21.6.09) Il crocifisso del samuraiPochi flash:
- l'ultimo romanzo di Rino Cammilleri, intitolato Il crocifisso del samurai, che racconta una pagina di storia e di martirio. Sotto forma di romanzo storico, perché gli articoli di storia li leggono solo gli storici;
- una citazione di Antonio Socci sui martiri del ventesimo secolo: “se qualcuno mi taglia un piede, io urlo per il dolore... ma se qualcuno oggi uccide dei nostri fratelli nella fede, perché non proviamo dolore? non sono membra del nostro stesso corpo (che è la Chiesa)?”
- 9 agosto 1945: la bomba atomica su Nagasaki, la cui caratteristica più notevole era la presenza della maggioranza dei cattolici del Giappone.
Etichette: giappone (20.6.09) Promemoria per gli anti-cielliniDimentico sempre che questo blog è frequentato per il quaranta per cento da sedicenti atei che odiano il movimento di CL e i suoi aderenti (sprezzantemente etichettati “ciellini”: in realtà quest'ultimo sta diventando un titolo d'onore).
Per te che ti senti ateo detesti la Chiesa, per te che odi il movimento di CL, per te che hai tante parolacce pronte per i ciellini, ecco, c'è un messaggio per te.
Etichette: parrocchia (19.6.09) Higashi no Eden (東のエデン)Bella serie anime, di cui l'undicesimo e ultimo episodio verrà trasmesso domattina (alle 00:45 ora locale giapponese). Sono rimasto a bocca aperta già dalle prime scene: mi era familiare perché a suo tempo ho visto (e apprezzato tantissimo) Honey & Clover. Non oso immaginare che strazio ne verrà dalle eventuali traduzioni italiane (questo è il motivo principale per cui seguo solo fansub, anche quando la serie è stata già trasmessa in italiano).
Etichette: giappone (17.6.09) Talk showTalk Show, di Luca Doninelli (edizioni Garzanti, 2003, ISBN 88-11-67734-3). Romanzo breve (90 pagine), “una mirabolante critica televisiva densa di osservazioni e illuminazioni”.
Parlare di “critica televisiva” mi sembra riduttivo. Doninelli ha solo descritto - con attenzione e precisione spietate - un talk show e qualche spot pubblicitario. Per quelle cose, la critica più feroce è la semplice descrizione di cosa sono, cosa fanno, come funzionano.
Lo consiglio a chiunque si ritrovi a casa un televisore acceso almeno di sera.
La voce fuori campo annunciava poi il giorno, l'orario e la rete sulla quale sarebbe stato trasmesso il film. Mentre la sovraimpressione trasmetteva questi stessi dati, si vedeva il solito bazooka far saltare il solito elicottero, che se ne stava fermo a mezz'aria tra due grattacieli. Etichette: libri (17.6.09) Sulla sofferenza e sulla guarigione (e sul "perché non ha sanato almeno me?")Quel “qualcosa che viene da fuori” non può essere prodotto umano. Può essere solo la grazia di Dio, e l'unico modo di appropriarcene, è di frequentare i sacramenti. A costo di sembrare seccanti ai sacerdoti che ce li devono amministrare.
Quando Gesù passava per le strade della Palestina e risanava la gente dalle malattie più diverse, ci saranno stati certamente alcuni che per un motivo o per l'altro non sono stati sanati.
Per esempio, non erano lì quel giorno, oppure non hanno voluto avvicinarsi a Gesù perché avevano sentito dai farisei che quell'uomo doveva essere un impostore. Oppure il caso di quelli che quando hanno avuto notizie di Gesù (le notizie viaggiavano lente, mica c'erano TV e internet), Lui era già morto e risorto e asceso al Cielo...
Gesù però guariva il corpo solo per risvegliare l'anima. Quei miracoli mettevano alla prova la fede della gente. Al paralitico che gli calano dal tetto, la prima cosa che dice è: “ti sono rimessi i tuoi peccati”. Se quel paralitico non avesse avuto fede, allora avrebbe risposto adirato: “tutto qui? non mi guarisci? ero venuto per guarire, e tu mi parli di peccati?”
Alla cananea Gesù dice: “non è bene che una mamma getti ai cagnolini il pane riservato ai bambini”. Quella donna, se non avesse avuto fede, avrebbe risposto: “ma come ti permetti? definisci «cani» me e mia figlia?” (e i giudei che stavano intorno avrebbero sghignazzato, fregandosi le mani, sgomitando tra loro, dicendosi: “evviva! lo abbiamo sempre detto che gli stranieri non hanno fede!”). E invece la cananea risponde umilmente: “ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono giù dal tavolo dei bambini”. E viene accontentata.
Però quelli sanati da Gesù sono solo una piccola percentuale di quelli che nel mondo dell'epoca erano malati. Magari in tanti si saranno detti: “ma come? Gesù ha risuscitato Lazzaro che era già morto e puzzava di cadavere, e non è qui a guarirmi la gamba rotta?”
C'è addirittura un caso in cui Gesù guarisce dieci lebbrosi, e solo uno di loro torna a ringraziare. Gli altri, avuta la guarigione, se ne tornano sulla loro strada. Magari quello con la gamba rotta era proprio uno di quei nove ex lebbrosi ingrati. Quando torna lì dove aveva sentito che Gesù aveva compiuto miracoli, non avrà trovato più nessuno: gli dicono che Gesù è andato a predicare altrove. E magari lui, già dimenticando la precedente guarigione, guardando la sua gamba comincia a imprecare: “quanta fatica m'è costata venire fin qui con questa gamba rotta, e ora non posso essere guarito!”
Quelli che si facevano una domanda del genere (“perché Gesù non è qui a guarirmi?”) non avevano capito il motivo per cui Gesù guariva. E non avevano capito che se Gesù non guarisce tutti è perché per alcuni la guarigione può essere motivo di peccato, di orgoglio, di ingratitudine, di trascuratezza nella fede, di pericolo (anche lontano) per l'anima...
E non avrebbero neppure capito che Lui ha sofferto più di tutti noi in croce, e perciò terrà conto di ogni nostra più piccola sofferenza. Chi soffre in questa vita, verrà ampiamente ricompensato nell'altra. Ciò che conta, in questa vita, è assicurarsi la fede, mendicare la divina grazia. Tutto ciò che fai e che vivi vale infinitamente di più perché hai questa lunga serie di sofferenze nella tua vita, sofferenze che non ti sei cercata e che volentieri toglieresti se si potesse fare.
Quando un giorno ci presenteremo al cospetto del Signore, ci sentiremo dire: “tu hai tanto sofferto nella tua vita terrena...” Ed a quel punto ci ricorderemo cosa abbiamo fatto nella sofferenza.
Abbiamo odiato tutto e tutti? Oppure, nonostante la sofferenza, abbiamo continuato a mendicare la grazia di Dio?
Abbiamo considerato la nostra sofferenza come una scusa per non amare Cristo? Oppure, nei nostri limiti, nelle nostre difficoltà di tutti i giorni, nel nostro piccolo, abbiamo amato Cristo?
In paradiso ci vanno le anime semplici, quelle che si ostinano ad amare Cristo nonostante le difficoltà della vita. Il primo a seguire Gesù in paradiso è stato il “buon ladrone”; invece di lamentarsi per la sofferenza, come faceva l'altro ladrone crocifisso lì, chiede a Gesù di portarselo con sé nel suo “Regno”.
La sofferenza ha un senso che raramente sappiamo cogliere.
E quando la sofferenza è innocente vale ancora di più, infinitamente di più.
C'è qualcosa che viene “prima”, prima della salute, dei soldi, dell'avere una bella famiglia, una bella moglie, dei bei figli... qualcosa che viene prima di tutto questo.
Io non sono il tuo datore di lavoro, e perciò non posso decidere cosa ci sia da fare nel tuo caso. Però mi ricordo che c'è gente che per un problema passeggero è stata licenziata. Ci sono donne che vengono licenziate durante un periodo di malattia, come la madre di un mio amico che ho visto sabato. Ci sono donne che vengono licenziate perché sono incinte.
Sì, quel cielo sembra nero. Con le tue condizioni di salute, non può certo sembrare rosa. Nessuno vorrebbe stare nei tuoi panni... a meno che non sia messo ancora più male di te.
Quando sei nel dolore, quando quel cielo ti sembra nero, ricordati che ci sono persone che pregano per te. Non sono solo io. Ci sono anche persone che non conosciamo e che pregano per te, dal chiuso dei loro conventi e monasteri e delle loro chiese, pregano per la gente che soffre affinché quelle sofferenze o spariscano o portino frutti, talmente tanti frutti da farle dimenticare.
Ecco, come al solito quando comincio a scrivere non finisco più, come al solito ti ho rifilato un'altra predica e ho fatto tardissimo. Sono buono solo a fare prediche. Per me è facile parlare, perché ho sofferto poco in vita mia. Ti avrei solo dovuto ricordare (perché è importante ricordarselo sempre) che ogni sofferenza verrà “ricompensata” molto più di quanto noi non riusciremmo mai ad immaginare.
Etichette: parrocchia (13.6.09) Pittura fresca (pensieri sparsi)Lasciarsi toccare dal nichilismo è come annusare i fumi della vernice. Accattivante ma tossico. E a lungo andare, letale.
Don Giussani non ha mai perso tempo con l'elencazione di regole (quella che scade nel moralismo). E non ha mai perso tempo nel parlare del fidanzamento (discorso che scade nel sentimentalismo ipocrita). Ma alla fine dei conti ha insegnato ai fidanzati molte più cose di quei lerci corsi per fidanzati che si fanno in certe parrocchie.
Una parente candidata alle comunali. Patetici spettacolini, lezioni di ipocrisia ai figli ed agli amici più cari. Il fetido e nauseabondo odore del potere trasforma gli animi come una colata di lava sull'erbetta verde attorno alla bocca del vulcano. Ma poche cose le saranno più dannose che quel risultato elettorale di cinque, cinquanta, cinquecento volte al di sotto delle aspettative.
Don Giussani non era uno di quei fastidiosi moralisti elencatori di regole da osservare (quei fardelli che i declamanti non vogliono toccare neppure con un dito). Al contrario, aveva come una fissazione sulla verità della tua vita. Era la dimostrazione vivente del “centuplo”: chi desidera sinceramente Cristo, avrà cento volte tanto di tutto ciò che ha lasciato a causa Sua.
Etichette: parrocchia (12.6.09) Il mondo: o è un dato o è un dono“Ora, ci sono due modi fondamentali di vedere il mondo: o è un dato, o è un dono. Affrettiamoci a dire che il primo caso, la posizione della scienza moderna, non è una posizione illecita, ma parziale” (don Jonah Lynch).
Ecco dunque il suo terzo articolo su Facebook (e ancora “non si parla” di Facebook).
Etichette: movimento (11.6.09) A cosa servono gli imprevistiIeri sera ancora quella stessa scena: uno che va orgoglioso di aver tolto Cristo dalla propria vita cade nel panico più nero quando un banale imprevisto lo costringe a guardare con meno prosciutto negli occhi le presunte certezze della propria vita.
Non ho voluto infierire. Ma ero tentato di chiedergli: prima che avvenisse quell'imprevisto, cos'era per te più importante?
Arrivare in estrema vecchiezza, carico di successi, annegante tra i soldi, circondato da una folla desiderosa di elogiarti?
Sì, e poi?
Sul letto di morte avresti dispensato la tua saggezza “atea”, concludendo la tua vita con un “e adesso scusatemi un momento, torno nel nulla”, cercando di non pensare a quanto sarebbe stato grandioso se i cristiani avessero ragione (e se una minima scalfittura nel tuo orgoglio ti avesse mai dato la possibilità di prenderli sul serio).
Quella paura che ti attraversa tutto il corpo e che ti sta togliendo anche il sonno potrebbe essere l'ultima vera occasione di scalfire.
Etichette: parrocchia (10.6.09) Facebook/2: la tecnologia è davvero neutrale?(4.6.09) Cielini (con una elle)Scopro costernato che il famoso sito Cielini (un americano che ha incontrato il movimento ma non sa scrivere “ciellini” con la doppia elle) langue ormai da quasi due anni senza aggiornamenti.
Etichette: movimento (29.5.09) Sul mestiere di scrivereBreve ma chiaro articolo di don Jonah sul fenomeno Facebook.
Mi sento chiamato in causa perché utilizzo anch'io Facebook e sentirne parlare da qualcuno che condivide l'esperienza del movimento è un milione di volte più interessante del solito opinionismo svaccato.
La lettura dell'articolo mi lascia a bocca aperta per la considerazione sui rapporti umani, introdotta da una citazione di uno sconosciuto (per me sconosciuto) direttore d'orchestra: “Ascoltare un disco è come andare a letto con una foto di Brigitte Bardot”. Ripenso all'iPod imbottito di musiche della collana Spirto Gentil.
Almeno una cinquantina di pagine di questo blog sono più lunghe di quell'articolo. Talvolta anche del doppio. Don Jonah Lynch riesce però a dire molte cose in poche frasi. Frasi semplici, che mi colpiscono.
Altrove, mi disperavo: “benedetta capacità di sintesi, dono tanto prezioso quanto raro”. Il suo stile non è semplicemente sintetico. È uno stile che mi colpisce perché sa scrivere, sa comunicare, sa farsi capire. E sa sintetizzare, sa evidenziare.
Non ho appreso nulla di nuovo da quell'articolo, a parte quella grandiosa citazione. Ma resto a bocca aperta perché lui sa comunicare. Con la lingua di Dante ha più dimestichezza lui straniero che io madrelingua. Non vedo l'ora di leggere i suoi successivi articoli sul caso Facebook.
Etichette: movimento (28.5.09) A proposito di movimentiL'11 febbraio 2002 Giovanni Paolo II scrisse a don Giussani per il ventennale del riconoscimento pontificio di Comunione e Liberazione: «il movimento ha voluto e vuole indicare non una strada, ma la strada per la soluzione del dramma esistenziale dell’uomo. La strada è Cristo».
Mi sembra che questa sia la miglior definizione possibile di “movimento ecclesiale”.
Non un progetto, non una particolare spiritualità, non un club, non “una” strada.
Comunione e Liberazione c'è perché indicando Cristo, il don Giussani si è ritrovato un popolo.
Don Giussani non ha mai inteso fondare niente: «Non solo non ho mai inteso “fondare” niente, ma ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta».
Ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, senza fabbricare nuove spiritualità, senza esaltare determinati aspetti sperando di cavalcare qualche moda.
Ritornare alla passione del fatto cristiano come tale, nei suoi elementi originali, e basta.
Purtroppo non sono così tutti i movimenti ecclesiali e le nuove associazioni.
Fatte salve le buone intenzioni, ho spesso la forte impressione (relativa non solo alla mia parrocchia) che certi movimenti e certe associazioni inseguano il proprio prestigio e il proprio incremento numerico. È una tentazione presente perfino in certe teste cielline, nonostante il don Carrón (al pari del don Giussani) se ne sia sempre infischiato dei numeri e delle mode.
Purtroppo, in quanto “ciellino”, non posso dire in pubblico queste cose senza ricevere l'immediata e stupida accusa di conflitto di interessi. È già avvenuto in diverse occasioni in cui tentavo di far presente, nella massima onestà, qualche problema relativo ai movimenti ecclesiali.
La vita ecclesiale è stata ridotta a marketing. “Il mio gruppo ha più soci del tuo, la mia associazione ha promosso la tale iniziativa, alla mia celebrazione c'è più gente che alla tua...” Pochi stupidi vivono così, e tutti gli altri ne pagano le conseguenze.
Ma c'è anche il problema dello sforzarsi di seguire un improbabile carisma. Il movimento tal dei tali ha “riscoperto” questa cosa, l'associazione tal dei tali propugna la “riscoperta” dell'altra cosa, e così via. Certi movimenti sono tutta una “riscoperta”, intesa come ricetta magica che applicata alle persone produce automaticamente cattolici impegnati. Ma una posizione anche più patetica è quella dei fanatici del parrocchialismo, tutti protesi a difendere l'indifendibile (i movimenti esistono proprio perché tantissime parrocchie sono aggregazioni insipide e noiose, come già diceva Bernanos).
Seguire l'improbabile carisma di qualche fondatore (cioè seguire una qualunque “riscoperta” alla moda) diventa perciò un faticoso attivismo.
L'unica cosa che non diverrà mai di moda è il tornare agli aspetti elementari del cristianesimo, «vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta». Non è un attivismo, non è un intellettualismo. Non è un semplicismo, non è un complicazionismo. Non è qualcosa da aggiungere alla propria vita di fede per ravvivarla.
Etichette: movimento (26.5.09) I danni fatti dai preti troppo indaffaratiUno dei motivi per cui detesto certi preti è che hanno a noia l'amministrare il sacramento più delicato.
C'è una signora che per anni aveva trascurato il sacramento della riconciliazione.
Un'anima pia era riuscita a spiegarle - con le buone maniere, con tanto tempo in diverse occasioni e con tanta pazienza - quanto sia importante riprendere a confessarsi.
L'argomento vincente era stato questo: dato che è l'anniversario della morte di tuo marito, è un'occasione d'oro per confessarsi e comunicarsi. Così l'accompagna in parrocchia.
Ma il parroco aveva da fare.
Doveva controllare i cartelloni. Doveva telefonare per il giornalino parrocchiale. Doveva controllare i libri. Doveva frugare in tutti i cassetti alla ricerca di non si sa cosa. Doveva far mille stupide cose, i suoi diavoli tentatori erano indaffaratissimi a fargli sentire come improcrastinabile qualsiasi azione.
La signora comincia a perdere tutte le buone intenzioni (i diavoli tentatori lavorano su più fronti e senza fermarsi). “Me ne vado”, minaccia all'anima pia. “Ancora un momento, ora si libera”, dice l'anima pia con una voce che è già disperata.
Il parroco è di nuovo al telefono.
La signora Menevado ha perso la pazienza e dà l'ultimatum: “se quando finisce la telefonata ha ancora da fare, giuro che me ne vado”.
Mentre sta finendo la telefonata, l'anima pia fa un cenno per attirare l'attenzione. Il parroco, senza neppure degnare di un'occhiata, dice “un momento”, e si allontana.
Passano altri numerosi lunghissimi minuti. Compaiono altre persone in attesa. La signora Menevado ripete freddamente: “me ne vado, farò da sola”. L'anima pia tenta un'ultima disperata difesa: “ma nel Vangelo Gesù dice «a chi non rimetterete i peccati, resteranno non rimessi»...”.
La signora Menevado dice “ciao” e si avvia verso l'uscita.
L'anima pia resta per qualche momento interdetta, cercando di immaginare se esiste un modo per dare una santa pedata nel deretano del parroco senza commettere peccato mortale, o almeno fargli un succedaneo di cazziatone (addolcito per non peccare d'ira), ma è uno sforzo inutile.
Le espressioni concitate delle altre persone in attesa richiamano alla realtà l'anima pia. Il parroco è ricomparso, già paludato per la celebrazione. Ignorando bellamente le persone in attesa, senza voltarsi chiama per nome l'anima pia aggiungendo: “devo celebrare...”
L'anima pia ha già voltato le spalle, abbassato lo sguardo, alzato leggermente il mento: dice un “mavaffffancuuulo” della durata di tre secondi mentre esce dalla porta della sacrestia.
Bilancio analitico dell'episodio.
La signora Menevado fece poi una comunione sacrilega (che il Signore inventi un modo perché lei accetti di essere perdonata!) ed ha poi abbandonato nuovamente e con maggior convinzione la pratica religiosa.
Convincere un'anima a tornare a frequentare i sacramenti è un'impresa tanto difficile e delicata quanto meritevole e giusta. Ma quando il lavoro fatto sembrasse indicare un probabile successo, c'è sempre il rischio che venga vanificato all'ultimo momento.
Dopo il danno, la beffa: la frustrazione di quell'inutile attesa è stata di poco più di una ventina di minuti, al termine dei quali l'anima pia si è ritrovata deprivata della propria credibilità a causa dell'atteggiamento del parroco. Per i decenni successivi la signora Menevado avrà sempre modo di rimproverarla dicendo: “i preti sono tutti così”.
Per grazia di Dio i preti non sono tutti così. Ma quel prete - l'atteggiamento sbagliato nel momento sbagliato - ora ha sulla coscienza un peso orribile (magari senza che ancora se ne sia reso conto). Bisogna pregare più spesso a sconto dei peccati del clero, che fanno danni alle anime ogni volta che antepongono una qualsiasi scemenza ai loro doveri di stato. Etichette: parrocchia (25.5.09) I post che non ho scrittoAvrei voluto dedicare un post ad ognuno di questi argomenti, ma non c'è mai stato tempo.
La tautologia delle ripetizioni scolastiche: per pigrizia non avevi studiato, ed ora paghi per la tua pigrizia, tenti di comprare un rimedio alla tua incompetenza.
Quelli che si dichiarano atei sono in realtà adoratori del dio StoBeneCosì, le cui cinque virtù (lussuria, usura, lussuria, potere, lussuria) sono esattamente il contrario delle virtù cristiane (castità, povertà, obbedienza). Loro, naturalmente, non chiamano “usura” la loro avidità di ricchezze, non chiamano “potere” la loro prepotenza. E sono costretti a fingere di non accorgersi che quel StoBeneCosì è la più profonda menzogna che si può dire del cuore umano.
Durante il viaggio il bambino viziato legge un libro illustrato e dalla copertina sgargiante. Il libro si intitola “Goal”, sulla copertina è raffigurato un eroico calciatore durante la sua abituale prodezza. Sua madre, di quando in quando, gli somministra un elogio: ma che bravo bambino, ma che bel libro che stai leggendo, ma che bella azione da goal. Se l'Italia è nelle tristissime condizioni che conosciamo, lo dobbiamo a questo patetico metodo educativo: bambini drogati da complimenti crescono in un ambiente dove l'onore, la cultura e l'eroismo hanno a che fare solo col pallone.
Settimana santa: visitina all'altare della Reposizione, ad esprimere solidarietà al Santissimo Sacramento impacchettato ed infiocchettato in modo idiota. La sagra del kitsch in parrocchia. Può essere difficile definire cos'è il bello, ma è pressoché sempre facilissimo riconoscere cos'è il brutto. La carenza di fede si vede anche dalla carenza nel riconoscere il brutto come brutto.
La signora benestante e annoiata vuole andare in quel paese esotico dall'altra parte del pianeta a ritrovare sé stessa. La sua domestica, proveniente proprio da quel paese, annuisce. Non vuole perdere il lavoro e perciò annuisce, evitando di ricordare quali pericolosi animali e quali pericolose malattie potrebbe trovar lì mentre “ritrova” sé stessa e mentre tenta di guarire dalla noia. Ma ho il sospetto che tragga più piacere nel parlare dei propri sogni che nel realizzarli.
Etichette: parrocchia (24.5.09) Protestanti travestiti da cattoliciUno dei più grossi problemi della Chiesa da mezzo millennio a questa parte è costituito dal sostituire le cose serie della fede con bocconcini di religiosità alla moda.
Una donna di buon cuore che ho conosciuto qualche tempo fa mi ha aggiunto alla sua mailing-list in cui diffonde notizie ed insegnamenti di uno sconosciutissimo religioso d'oltremare, di cui lei è devota perché è stato l'unica alternativa alla sua vita di noia.
Il religioso, certamente armato di buone intenzioni, propugna letturine bibliche e meditazioni orientaleggianti avvolte in un linguaggio così sdolcinato da far sembrare death metal le cartoline di buon compleanno in vendita dal tabaccaio.
Se costui fosse intelligente, capirebbe che il suo pur minuscolo successo è dovuto alla confusione e al neonichilismo che oggi regnano.
Leggendo il testo di una di quelle catechesi (una vera sfida all'insonnia) ho notato anche lì il Nuovo Trucco dei Protestanti Travestiti da Cattolici: è una di quelle cose di cui non avevo mai parlato, per evitare di stuzzicare chi non ci avesse ancora pensato, ma temo che ormai il trucco sia ormai istituzionalizzato. Cioè del parlare a ruota libera ricordandosi però di aggiungere nell'ultima riga un generico riferimento alla Madonna in modo da sembrare cattolici.
La quasi totalità di quella catechesi era infatti una mistura equivoca di Antico Testamento, sentimentalismo, orientalismo e altre mode di oggi. Vi si parlava di un “Dio” generico e lontano, e del dover seguire determinate regole.
Certe volte mi verrebbe da proporre: aboliamo il termine “Dio” dal lessico cattolico. Quelle tre lettere, oggi, vengono interpretate come un'entità generica, lontana, incomprensibile, fastidiosa. A chi ha un'idea confusa su Dio, non si può dire “Dio ti ama” sperando che capisca; così come non si può dire “integrale doppio” a chi a stento sa fare le moltiplicazioni.
Per chi ha idee religiose confuse (cioè per la maggioranza della popolazione), poche cose risultano più fastidiose del sentirsi dire “Dio ti ama”. Per chi faticosamente sta affrontando problemi seri (salute, lavoro, famiglia), la frase “Dio ti ama” può avere lo stesso peso della frase “l'oroscopo ti promette fortuna”.
Dopo un discorso alquanto noioso e disarticolato, nelle ultime due righe di quella catechesi arriva la sorpresa: viene nominato “Cristo”. Naturalmente anche il Nome tre volte santo, in quel contesto, evocava piuttosto una figura incomprensibile e lontana. Sembrava quasi che l'autore della catechesi avesse per caso ricordato che bisognava nominarlo, per evitare di apparire come il fautore di una delle tante religioni non cristiane.
Infine, nell'ultima riga, si chiedeva l'intercessione di una generica “Maria”, senza che il testo tentasse di far capire cosa c'entrasse con tutto il resto.
Novantotto righe di religiosità generica e sincretina, una riga per nominare il Figlio di Dio quasi dimenticato e un'ultima riga per aggiungere di forza anche il nome della Beata Vergine.
Anche costui dev'essere uno di quei preti che usano il nome dell'Assunta in Cielo solo come marker di segnalazione per far capire che la predica è terminata, un po' come quando al termine di un film c'è scritto The End.
Nel vasto supermarket delle religioni si trova sempre qualche “novità” (cioè qualcosa che si autodefinisce tale), specialmente tra gli scaffali del cattolicesimo. In tanti, anche preti cattolici, tirano fuori dal cilindro uno o due termini dal lessico cattolico, li imbottiscono di novità alla moda e fondano qualche “riscoperta” di qualche cosa, attingendo adepti tra i fedeli cattolici annoiati dalla parrocchia.
Il meccanismo, in fondo, è quello del senso religioso: “seguitemi! Vi dirò io come si giunge a Dio”. Magari via mailing-list. E così, dopo che l'istituzione parrocchia ha sostanzialmente abdicato al suo scopo (riducendosi spesso ad un agglomerato di attività di cui nessun ateo avverte nostalgia), sorgono i “movimenti” e le “nuove associazioni”, non tutti buoni come Comunione e Liberazione (vedi nota).
Sorgono infatti anche degli autoeletti maestri intenzionati (benintenzionati) a salvare la Chiesa dall'epidemia religiosa, pensando che basti il marketing e la religiosità generica.
Il sacerdote di cui sopra, se togliesse le ultime due righe (di cui si avverte la forzatura), potrebbe far carriera in un qualsiasi ambiente protestante o semplicemente deista, alla sola condizione che i destinatari delle sue catechesi non siano ostili alle mode.
Ma il combattere l'epidemia religiosa con simili ritrovati è la stessa cosa che tentare di guarire un drogato regalandogli sempre più droga.
La prima cosa di cui hanno bisogno oggi molti cattolici delle parrocchie è un buon motivo per continuare ad essere cattolici e per continuare a frequentare le parrocchie nonostante tutto.
Non hanno bisogno di sentirsi dire “Dio ti ama” o una qualunque altra frase fatta proveniente dal linguaggio ecclesialese. Piuttosto hanno bisogno di sapere perché continuare a frequentare i sacramenti, perché la Chiesa, perché la pretesa cristiana. Soprattutto hanno bisogno di vedere: “cercate ogni giorno il volto dei santi”.
Solo che quando tento anche minimamente di accennare al parroco qualcosa del genere, mi sento rispondere: “vuoi insegnare a me come si fa il parroco?”
(Nota: Giovanni Paolo II scrisse a don Giussani: «lei ha voluto indicare non una strada ma la strada, e la strada è Cristo». Riconoscimento notevolissimo ma che rappresenta implicitamente anche una condanna di tutti quei movimenti ed associazioni ecclesiali nati per propugnare una particolare spiritualità - “una strada” - e ridottisi poi a dei club la cui principale preoccupazione pare talvolta il solo aumentarsi il prestigio ed il numero di aderenti).
Etichette: parrocchia (23.5.09) Qualcosa che viene primaDrammatica e toccante testimonianza di don Vincent dalle terre martoriate della Palestina.
“Non sei palestinese, non puoi capire”. Ma la cosa più importante da capire è “Qualcosa che viene prima”. Poiché, infatti, più pericolosa della sofferenza fisica è la disperazione dell'anima.
Etichette: movimento (22.5.09) Монсеньор Паоло ПецциDon Paolo “Piezzi”... cioè, monsignor Paolo Pezzi, Arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, un mese fa ha convocato la prima Conferenza Pastorale dell’Arcidiocesi cattolica Madre di Dio.
Sul sito Domus Patris c'è un breve video che presenta la notizia (in italiano), ma in sottofondo si sentono le sue parole in russo.
È la prima volta che lo sento parlare in russo. Da quel poco che si sente, non sembra tradire un accento italiano. Per sentirne un po' in viva voce, ho dovuto cercare fino a trovare questo video da un notiziario russo.
(Mons. Pezzi proviene dalla Fraternità San Carlo) Etichette: movimento (21.5.09)
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